domenica 15 novembre 2009

Appunti internazionali 20

L'Occidentale, sabato 14 novembre 2009


 

E' uscito un nuovo report sulla Cina a cura del Center for American Progress che, assieme ai due precedenti A Global Imperative A Progressive Approach to U.S.-China Relations in the 21st Century del settembre 2008 e il recentissimo China's New Engagement in the International System In the Ring, but Punching Below its Weight (novembre 2009), da un'idea abbastanza esaustiva su quali saranno i punti principali del confronto con gli Stati Uniti. La filosofia consigliata, che ispira tutti e tre i report, è quella di andare verso un inserimento sempre maggiore della super potenza asiatica nel sistema internazionale e di coinvolgerla nelle trattative sulle grandi questioni strategiche globali quali la gestione dell'ambiente e il controllo degli armamenti nucleari. Il fine è quello di costruire tra i due paesi un clima costruttivo dominato dalla "strategic reassurance"— termine coniato dal sostituto segretario di stato James Steinberg - da raggiungere anche con la costruzione di un sistema di sicurezza regionale che preveda anche Pechino. Strategia certo meritevole d'attenzione ma che fino ad oggi si era scontrata con un problema pesante come un macigno, la questione dei diritti umani che la Cina si ostina a considerare fatti interni. Ora Obama, il premio nobel preventivo per la pace, sembra in nome della nuova politica aver accettato il punto di vista cinese e infatti si è rifiutato di ricevere il Dalai Lama in visita negli Stati Uniti.

Il limite di questa visione è sempre il solito, credere che l'altro attore sia mosso dalle stesse nostre buon intenzioni, speranza che comporta che lo si guardi senza pregiudizio, e questo è giusto, ma anche che ogni cautela venga messa da parte, ad esempio non organizzando una strategia di contenimento, e questo è veramente rischioso. E' quanto sostiene un bel fondo Daniel Blumenthal
dell'American Enterprise Institute.

Palestina

Se si dovesse fare un bilancio dell'attività di al Fatah, la storica organizzazione del popolo palestinese, non potrebbe essere altro che disastroso. Un partito segnato dalla corruzione, che non è riuscito a vincere le uniche elezioni importanti, attraversato da faide e lotte fratricide, che ha mancato nell'obiettivo di dare una terra al proprio popolo sia attraverso la forza che attraverso negoziati di pace e incapace perfino di autogoverno. Questa è oggi Al Fatah, ma è con questa realtà che dobbiamo fare i conti. Oggi l'organizzazione deve confrontarsi con la necessità di sviluppare una nuova politica che sciolga per lo meno tre nodi: il rapporto con Hamas, le modalità d'azione verso Israele, la chiarezza di rapporti e la divisione dei ruoli con l'Autorità Palestinese.

Iraq

Le cose sembrano andare meglio in Iraq adesso che il parlamento ha raggiunto un accordo sulla data e le modalità delle prossime elezioni amministrative. Questo risultato lo si deve, come ormai è risaputo, ad una molteplicità di fattori, dalla decisione dei sunniti filo Saddam di abbandonare Al Qaida, dalla tregua lanciata da Motqada Al Sadr – grazie alla mediazione iraniana -, all'efficacia della strategia americana intrapresa dal generale Petraeus. Ora arriva un bel documentario, "The Surge. The Untold Story" a cura dell'Institute for the study of War. E' il racconto dei fatti che vanno dal gennaio 2007, quando il presidente Bush decise l'invio di nuove truppe, al luglio 2008, data in cui fu ritirata l'ultima brigata inviata per l'operazione di anti insurrezione. La guerra civile tra sciti e sunniti era, infatti, diventata devastante dopo che una boma aveva distrutto, il 22 febbraio 2006, la moschea scita di Al-Askari Shrine a Samarra.

Afghanistan

Sempre restando in termini di documentari, si può vedere quest'altro filmato della PBS. E' estremamente interessante e rende l'idea di quello che sta accadendo laggiù, meglio di molti discorsi. C'è una pattuglia che gira tra lande semideserte e polverose, che non capisce bene dove si trova, con un interprete che non parla il dialetto del luogo, in mezzo ad un contrasto surreale tra la iper tecnologia americana e la miseria medievale di quelle campagne. Ad un certo punto, secondo me il climax di tutto il film, il comandante americano si ferma ad interrogare un gruppo di abitanti di un villaggio, sul perché non si ribellino ai talebani e un contadino, davanti a una casa di fango, risponde semplicemente e ridendo, "se non potete fare niente voi con i carri armati, gli elicotteri, che cosa possiamo fare noi?" A conferma, dopo poco, ecco che la pattuglia è presa di mira dal fuoco dei combattenti islamisti. Ma è un filmato tragico che mostra anche la faccia feroce della guerra con il ferimento grave di un giovane marine.

Bosnia

Venendo a casa nostra, ecco un aggiornamento sui Balcani, il pilastro europeo di quell'enorme arco di crisi che arriva fino all'Afghanistan. La situazione in Bosnia è sempre delicata e precaria date le frizioni continue tra le due entità para statali in cui è suddivisa la regione. Se entro breve termine non si troverà una soluzione, sarà difficile per l'Unione Europea e gli Stati Uniti riuscire delineare un futuro di sicurezza condiviso.

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