venerdì 4 dicembre 2009

Osservatorio internazionale

Obama speech

Ogni strategia di contro insorgenza per vincere: 1 deve mostrare la volontà di farlo, 2 deve impegnarsi nel soddisfare le richieste di sicurezza della popolazione, 3 deve avere ben chiaro in mente il centro di gravità del nemico. Ora a molti osservatori, compreso al sottoscritto, il Presidente si è dimostrato più sensibile a mostrare l'esistenza di una strategia d'uscita che a tutto il resto. Sperando di sbagliarsi, ci si può consolare leggendo questo discorso di Abraham Lincoln. Ma alcune reazioni sulla stampa americana confermano la nostra impressione mostrando preoccupazioni sulla mancanza di strategia politica di Obama in Afghanistan, la scarsità di riferimenti sul Pakistan, e dicendo poco anche poco sugli aspetti non militari della surge. Comunque noi europei dobbiamo solo stare in silenzio.

L'ultimo numero di TerrorismoMonitor della Jamestown Foundation è per la maggior parte dedicato all'Afghanistan e al Pakistan. Inizia, però, con una notizia che non ha trovato nessun eco sulla stampa italiana: un video tape prodotto da al-Malahim, una sorta di ufficio stampa e propaganda di Al Qaida che agisce nella penisola arabica. Mostra l'esecuzione di un ufficiale dei servizi segreti yemenita impegnati laggiù a combattere gli affiliati di Bin Laden e la dice lunga sulle capacità di quel gruppo di colpire a piacimento e suona come ammonimento al governo yemenita a collaborare con gli Stati Uniti nella lotta contro Al Qaida. Lo Yemen è particolarmente nell'occhio del ciclone da questa estate, quando si sono riaccese le ostilità tra le tribù scite e il governo centrale sunnita e il conflitto si è subito internazionalizzato, con l'Iran in appoggio ai ribelli e l'Arabia corsa in aiuto allo Yemen.

Il secondo pezzo, tornando alla crisi dell'AfPak, riporta un intervista al leader indipendentista del Balochistan, la più ampia provincia del Pakistan con capoluogo Quetta. Il fatto interessante è l'intervistato è a capo di un movimento armato secolarista di ispirazione marxista e mostra bene il caos al di là dell'immaginabile che regna in Pakistan. Ma ultimamente in quella provincia, con il 42% di territorio la più grande del paese, sono apparse anche bande di talebani e di Al Qaida a dimostrazione come la crisi afghana si sia allargata a macchia d'olio in tutta l'area; la preoccupazione del governo è che l'intensificarsi dell'azione americana nel sud dell'Afghanistan, dove è destinata la maggioranza dei 30000 soldati, spinga gli insorti ad allargarsi verso quella zona, destabilizzandola completamente e saldandosi alla rivolta locale. Il secondo elemento di inquietudine è il fatto che il Balochistan è una via di scorrimento nonché d'azione dei trafficanti d'oppio, e della criminalità organizzata ad essi legata, che potrebbero anch'essi creare dei problemi se si sentissero minacciati nei loro traffici; il terzo fattore di destabilizzazione è rappresentato dal numero di rifugiati afghani, fuggiti dalla guerra sovietica, in Pakistan che ospita uno dei più alti numeri di profughi al mondo, circa 1.800.000, in maggioranza pashtun e proprio nel Belochistan. Insomma, un'altra polveriera. Sulla situazione profughi in Pakistan, si può leggere questo report, con annessa cartina, dell'Agenzia dell'Onu. In questo senso è vero che la strategia americana va valutata complessivamente e quindi significativi sono anche altre azioni oltre al discorso a West Point, come il voto al Congresso in favore dell'incremento di aiuti civili al Pakistan per ben sette miliardi e mezzo di dollari.

Il terzo articolo è un report sulle azioni intraprese dall'esercito pakistano contro i talebani nel nord del paese, nel sud Waziristan, iniziate il 17 ottobre, che sono la prosecuzione dell'altra campagna dell'aprile- maggio di quest'anno nello Swat. L'operazione ha segnato un successo notevole nell'affrontare gli estremisti islamici. Sembra anche che la filosofia dell'iniziativa pakistana sia caratterizzata da una logica di contro insorgenza mirata a proteggere la popolazione civile, secondo la celebre definizione di "clear, hold and build" e non solo a cacciare e distruggere il nemico militarmente. Tutto ciò mostrerebbe le nuove capacità dell'esercito di quel paese, storicamente concepito per affrontare il tradizionale nemico indiano, a sostenere una guerra di contro insorgenza, cambiamento avvenuto grazie all'aiuto americano; gli Stati Uniti infatti hanno appoggiato tutta l'operazione anche con aviazione e con l'intelligence. Non solo, l'articolo sottolinea anche il supporto della popolazione alle truppe pakistane, ma solo nei prossimi mesi si potrà dire se veramente il governo di Karachi sarà in grado di dimostrarsi all'altezza delle promesse di ricostruzione delle strutture civili, a cominciare al punto determinante e critico: il ritorno delle popolazioni sfollate a causa della guerra.

Prima di lasciare il tema caldo del giorno, ecco l'ultimo report dell'Istitute for the Study of War sulla campagna dell'aprile di questo anno condotta dai reparti afghani nella zona di Kandahr contro i talebani e i trafficanti d'oppio ad esse alleati.


 

Hezbollah

Il Libano è tornato alla ribalta da noi solo per la discussione sulla riconferma del generale italiano a capo della missione UNIFIL. Ma qualcosa di notevole e grave sta succedendo. Hezbollah si sta riarmando e, a causa proprio della presenza contingente italiano, sta aggiornando la sua strategia, in vista di un futuro scontro con Israele. All'inizio di novembre a largo delle coste libanesi fu fermata dalle vedette israeliane un cargo che trasportava un enorme carico d'armi destinato a hezbollah: la linea di resistenza contro eventuali rappresaglie di Tel Aviv è spostata dal confine ai villaggi più a nord, sempre più fortificati e trasformati in vere e propri bunker. Allo stesso tempo, il movimento scita libanese ha anche aggiornato la sua carta fondativa, del 1985, con una importante novità, la rinuncia all'aspirazione di un Libano islamico a causa dell'alleanza con i partiti cristiani, e la conferma dell'ostilità armata verso Israele.

Nessun commento:

Posta un commento