martedì 24 febbraio 2009

"I confini della politica"

Panebianco sul Corriere della Sera di lunedì 23 febbraio, a proposito della vicende di Eluana Englaro, compie un ampio ragionamento e sostiene un punto centrale (che annaqua in un po' di cerchiobottismo nello stile di via Solferino).
La democrazia non è in grado di gestire il problema della vita e della morte. "La democrazia può occuparsi di tutto, tranne che dell'essenziale (le questioni della vitra e della morte). Non è attrezzata per affrontare un conflitto filosofico radicale fra opposte concezioni della vita". La politica doveva " (come si è sempre fatto) rimanere 'al di qua' dello spazio pubblico, affidare al silenzio, agli sguardi e alle parole a mezza bocca scambiate fra medici e assistiti o fra medici e le persone affettivamente vicine agli assistiti". Vi è insomma una dovere di "preservare una zona grigia protetta...da una 'necessaria ipocrisia' (che) in qualche occasione è una virtù" che consente di trovare soluzioni lontane dai riflettori.
Sono osservazioni del tutto condivisibili.
Quello che hanno compiuto i giudici di Cassazione, il babbo di Eluana, i liberal portatori della teoria dei diritti dell'individuo è qualcosa di mostruoso: hanno portato lo stato dentro a quella sfera grigia, elevando il diritto a Moloch in grado di scegliere in modo imparziale! Una pura follia dettata da statolatria. Anche l'idea del testamento biologico, delle volontà di fine vita portano il segno di questa ideologia di poter scegliere razionalmente di se stessi. E' ovvio che l'individuo è l'ultimo depositario della sua volontà, ma la propria vita appartiene a una rete di relazioni familiari, amicali e sociali.
Ora, in conseguenza a quest'atto dei giudici, avremo il bel risultato di scrivere leggi sulla fine della vita ispirate a questo o a quel modello filosofico: uno stato etico "alla carta".
Leonardo Tirabassi

4 commenti:

  1. Le considerazioni di Panebianco sono interamente condivisibili, tranne quando sembra mettere sullo stesso piano i due così detti fondamentalismi. Dimentica che il governo è intervenuto sotto urgenza, e che il tentativo di imporre culturalmente e legalmente una concezione della vita e del mondo è stato quello di parte radicale e compagnia cantante, nel caso Eluana come prima di lei con Welby. Che poteva fare? E cosa potrebbe essere fatto per il futuro affinchè non si ripetano casi analoghi?
    La domanda ormai è questa, purtroppo, e occorre trovare un modo per salvaguardare quella zona grigia di cui parla Panebianco. Credo che esista un solo modo per farlo. Riaffermare con solennità un principio simbolico che preesiste allo stato e che è alla base di qualsiasi convivenza civile: "La vita è intangibile". Ma contemporaneamente di farlo con la consapevolezza dell'esistenza di quella zona border line che deve essere lasciata alle coscenze di medici e familiari. I radicali dicono che esiste l'eutanasia clandestina. E' vero, ma è vero anche che nessun medico o familiare mi risulta essere stato inquisito.Per fortuna la saggezza esiste ben prima dello stato.
    La pretesa di protocollare, burocratizzare, regolamentare la morte è pretesa di onnipotenzqa , perchè mai nessuna legge potrà prevedere tutte le situazioni particolari. Ma a ben vedere significa anche, per i suoi fautori, il rifiuto di assunzione di responsabilità. Una coscenza adulta non chiede di essere surrogata dalla legittimazione giuridica dello stato che diventa immediatamente anche legittimazione morale. Una coscenza adulta agisce ciò che crede giusto, legge o non legge, e poi, semmai, si affida al giudizio della comunità. Nella consapevolezza dell'impossibilità di questa di infrangere un principio simbolico rotto il quale ogni abuso diverrebbe pensabile e possibile, ma anche confidando nella saggezza di chi non sia soggiogato dal feticismo della legge.
    armando

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  2. Caro Armando sono d'accordo con te. Ed è giusto ribadire l'intangibilità della vita, mi sembra anche che Panebianco, forse per motivi di opportunità, non si renda conto da chi è iniziato l'attacco al buon senso. Ma se se legifera sul testamento biologico, sulla vita e sulla morte, si mette ai voti e le maggiornze, in questo Panebianco ha perfettamente ragione, vanno e vengono. Questo intendevo dire con "stato etico alla carta". Era meglio impedire che il palamento deliberasse su questo tema e qui Ferrara ha ragione, ma sinceramente non so se c'era lo spazio per questa posizione e bisogna scegliere il male minore, quindi..

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  3. COMMENTO A “I confini della politica”
    Come sempre Panebianco ha riaperto uno squarcio nella società italiana, unica nell'Occidente europeo ancora sensibile alle problematiche valoriali che si intersecano con la ricerca del senso dell'esistenza, e che la sensibilità di Leonardo ha colto al volo. Entrambi con Armando hanno riassunto benissimo l'essenza dell'italica saggezza, confermando la persistente frattura tra il comune sentire e l'élite politica e istituzionale.
    Nel merito del tema eutanasia mi corre l'obbligo di ricordare che l'Europa è attraversata da un fantasma che affonda le sue radici in una volontà di dissacrazione dell'esistenza. E’ del tutto evidente che tale singolare desiderio, volente o nolente, viene perpetuato da alcuni strateghi dell'eugenetica d'oltralpe, o meglio: "I padroni del progressismo" come ironicamente li chiama Renè Girard. Essi riemergono dai sotterranei dei secoli bui, il cui capostipite possiamo identificarlo nel teorico della futura socialdemocrazia tedesca, lo zoo-etologo Ernst Heakel, il quale, nel XIX secolo, alla sua generazione di scienziati parlava esplicitamente di "liceità dell'eutanasia di handicappati e invalidi" (A.Brass e A.Gemelli, "L'origine dell'uomo e le falsificazioni di Heakel", Ed.Fiorentine, 1910).
    Questo atteggiamento egoistico prospera sotto l'influenza del materialismo e del darwinismo sociale. A chi lo criticava Heakel replicava: "Che bene apporta all'umanità mantenere in vita migliaia di storpi, malformati, ecc.?" E’ pur vero che un disabile assorbe su di sé attenzioni al punto da compromettere la carriera o il successo di chi gli vive accanto, ciononostante si può far fronte ai propri sogni e realizzarli con sentimenti benevoli altamente appaganti. Ripeto, la visione dei novelli eugenisti che credono di alleviare le sofferenze umane invitando ad abbandonare o sopprimere il frutto di un atto di amore, altro non sono che un avanzo delle ideologie, andate in scena nel secolo scorso che poi si sono scisse in diverse cellule infestanti sparpagliate nei totalitarismi di destra e di sinistra .
    Bene Armando quando dice che la pretesa di regolamentare la morte "è pretesa di onnipotenza" o meglio di autosufficienza, la stessa onnipotenza nicciana del superuomo rigido e sordo alla caducità dell’esistenza. Anche se poi, lo stesso Nietzsche , verso la maturità inoltrata, riflettendo a lungo sulle conseguenze del darwinismo ateo, la deduzione più triste gli sembrò quella che l'uomo perdesse ciò a cui tende la sua trascendenza. Infatti attribuì al cristianesimo "il più grande acquisto", quello di "aver insegnato ad amare l'uomo per amore di Dio come il sentimento più nobile e alto mai raggiunto fra gli uomini" (Robert Spaemann, "La diceria immortale", Cantagalli, 2008).
    Francoazzurro

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  4. A chi lo criticava Heakel replicava: "Che bene apporta all'umanità mantenere in vita migliaia di storpi, malformati, ecc.?"

    In questa terribile frase è condensata l'essenza di ogni progetto di ingegneria sociale. In nome dell'umanità si dimentica l'uomo. In nome di un concetto che finisce per diventare astratto (cos'è l'umanità se non un agglomerato di corpi senza volto?), si dimentica il prossimo vero, quello che ci è accanto ogni giorno, la cui presenza turba, o meglio disturba, le coscenze. Dunque da eliminare in nome di un bene superiore, magari (la coscenza è dura a morire e dunque la si deve ingannare) facendo appello ad una pietas malintesa, in realtà falsa coscenza.
    Spiace dirlo, ma le concezioni e i processi mentali di Harkel non sono affatto dissimili a quelli dei terroristi che uccidono in nome della "classe" (che compito ha essa se non di "liberare" l'umanità tutta?), e quest'ultimi a quelli dei nazisti. Basta mettere in termine "razza" al posto di classe/umanità.
    armando

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